The art side of Kartell

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Palazzo Reale, Milano - 10 aprile - 11 maggio 2019

Palazzo Reale, Milano - 10 aprile - 11 maggio 2019

Nel 2019, Kartell celebra il suo settantesimo anniversario attraverso “The art side of Kartell”, mostra ospitata nelle prestigiose sale dell’Appartamento dei Principi di Palazzo Reale a Milano e nata da un progetto di Ferruccio Laviani, che ne firma la curatela insieme a Rita Selvaggio.

Il dialogo costante tra arte e design che il marchio ha saputo alimentare in questi 70 anni diventa traccia narrativa per un percorso espositivo che si snoda in undici stanze ciascuna caratterizzata da una identità acquisita dalla combinazione di memoria e contemporaneo. Servendosi di una serie di associazioni visive e semantiche, il denso percorso espositivo “The art side of Kartell” si snoda come una drammaturgia di informazioni multiple che, al di là della memoria convenzionale degli oggetti, crea narrative ibride e trasversali non cronologiche.

Immersiva e vibrante, la mostra indaga le visioni di ieri del “futuro” attraverso oggetti, esperienze e modelli di sapere collettivo, materiali d’archivio e immagini in movimento, pittura, installazione e performance, documenti, prototipi e nuove commissioni in una dialettica che associa processi analitici e formali.

II

La commistione tra la decorazione originaria degli ambienti di Palazzo Reale e le opere d’arte in mostra è un leitmotiv che ritroveremo in alcune delle stanze coinvolte nel progetto, come fossero vissute da un moderno collezionista capace di coniugare design contemporaneo o storico (alcuni dei pezzi in esposizione provengono da Kartell Museo) con opere di varie epoche.

In questa stanza trovano spazio interventi di grandi pittori, fotografi e scultori, per lo più milanesi di nascita o d’adozione, come Emilio Tadini, Roberto Sambonet, Aldo Ballo, Maurizio Galimberti o Giovanni Gastel. Ciascuno di questi autori, per vicinanza, amicizia o semplicemente per casualità ha incontrato Kartell nel proprio percorso professionale, offrendo con una soggettiva lettura artistica l’elaborazione che ha trasformato l’oggetto di design in opera d’arte. Inoltre, la tela di Milton Glaser, uno dei maggiori grafici ed illustratori dei nostri tempi, esposta in questa stanza e proveniente dalla collezione Kartell, è l’esempio di volontà di apertura ed espressione attraverso linguaggi diversi dal design che l’azienda ha promosso sin dagli esordi.

I

Il percorso concettuale di “The art side of Kartell” si apre in uno spazio privo di luce con “7 Electric Chairs… As You Like It” di Bob Wilson, installazione composta da 7 sedute trasparenti che incorporano luci al neon dalle diverse tonalità di bianco. Ogni seduta rappresenta, con il suo specifico spettro di colore, una diversa età dell’uomo. Realizzata da Kartell nel 2011 per il 70° compleanno di Wilson, l’opera cattura con dirompente energia gli stati emotivi delle 7 fasi della vita. Ispirata da “As You Like It” di William Shakespeare, l’installazione è accompagnata in questa sua riproposizione 2019 dal monologo di Jacques (diretto dal regista Fabio Cherstich) incentrato sulle 7 età dell’uomo. 7 sarà un numero ricorrente e su cui si è articolato il progetto di questa mostra che celebra appunto i 7 decenni della nascita di Kartell.

III

Un certo sguardo sulla Natura. Protagonisti principali “ED07DF” (2019) di Enrico David, accanto alla “Ero/S/ Sole” di Barnaba Fornasetti, le fotografie di Bruce Weber ed il poetico acquarello di Ettore Sottsass. L’installazione di David indaga gli aspetti più profondi della natura umana facendo sua la simbologia della libellula da sempre considerata creatura magica per i colori cangianti delle ali trasparenti. Insetto dal volo agile, in mitologia allude a potere e compostezza, qualità che si acquisiscono con la saggezza del maturare. David mette in scena un paesaggio palustre nel quale il tavolo ricorda l’acqua stagnante di una palude mentre la luce delle 7 lampade attira sui paralumi uno sciame di libellule di carta velina, fissate con una testa di spillo come in una vetrina entomologica.

Le lampade scelte da Enrico David per la sua installazione sono la ricostruzione delle sospensioni “KD 51/R”, disegnate da Achille e Pier Giacomo Castiglioni e prodotte da Kartell nel 1959. Nella sala riecheggia l’intervento del musicista e compositore Morten Norbye Halvorsen che si compone di suoni registrati a Zennor in Cornovaglia, un villaggio che ospita circa trentotto specie diverse di libellule. L’opera sonora si struttura in 7 “curve” all’interno delle quali scorrono rapidi i ronzii di ali di libellule e api, muggiti di buoi e canti di cuculi insieme al frusciare della vegetazione mossa dal vento.

IV

Isa Genzken è una delle più importanti artiste degli ultimi trent’anni, che ha ampiamente inglobato oggetti di produzione Kartell all’interno delle sue composizioni. Le principali modalità espressive dell’artista sono la scultura e l’installazione, affrontate con un’ampia varietà di materiali, tra cui gesso, legno, tessuti, plastiche e superfici riflettenti. Tra i materiali che Isa Genzken ha utilizzato per le sue sculture, si ritrovano molti oggetti, come sedie, tavoli, accessori e specchi i quali – colorati, trasparenti, lucidi e plastici – sono la sintesi di una certa estetica contemporanea. Le sculture realizzate dalla Genzken tra il 2008 e il 2012, sono accomunate dall’accostamento di elementi trasparenti e colorati, che l’artista risolve con l’utilizzo di oggetti Kartell. Gli oggetti, spogliati della propria funzione, si lasciano leggere come forme astratte di grande presenza estetica, parti integranti di assenblaggi scultorei che, testimoni della cultura materiale, si ammassano in architetture tanto armoniche quanto destabilizzanti.

V

In un mondo dove la società umana ricerca e sviluppa modalità sempre più evolute per riuscire a spostarsi e a collegarsi nel mondo nasce un nuovo concetto di nomadismo in cui l’uomo costantemente connesso, costantemente in movimento, costantemente in sharing con il pianeta intero arriva anche a dare una nuova dimensione alla fotografia connettendola a questo nuovo paradigma e trasformandola in immagine in movimento. Lo fa per comunicare e per descrivere la realtà e lo spazio in cui vive attraverso una vera e propria lingua che anima in sequenza le immagini e si trasforma in linguaggio universale. K70PLay è un progetto online curato da Luca Stoppini in occasione delle celebrazioni del 70° anniversario di Kartell. A partire da oggi nell’arco di un anno, sulle piattaforme Kartell, verranno lanciati 70 video di 70 talenti creativi internazionali che a titolo gratuito hanno realizzato delle opere con protagonisti gli oggetti del mondo Kartell. Il progetto, a sostegno del programma “Building Sustainability through Education. Empowering young generation to be leaders of a green revolution” – Fondazione Francesca Rava, è finanziato da Kartell e garantirà l’assegnazione di 7 borse di studio per giovani studenti universitari dell’America Latina, che svilupperanno ricerche e studi sul tema della sostenibilità ambientale. K70Play è parte di “Kartell loves the planet”. Papyrus – Ronan & Erwan Bouroullec, direct by Bruno Aveillan, Vaso di fiori nel vento, direct by Carlotta Bertelli and Gianluca Guaitoli, Arles in Music, direct by Dimitri Dimitracacos, Entropy Totem, direct by Francesca Occhionero, Jumping to Mars, direct by Francesco Carrozzini, Lantern, direct by Hui Li, Planet by Kartell, direct by Javier Vallhonrat, Architecture of Dispersed Life, direct by Katerina Jebb, Paola, what happens?, direct by Paola Manfrin, Size Factory, direct by Valentin Herfray, The forgotten muse on Ledbury Road, direct by William Waterworth.

VI

“The art side of Kartell” indaga il rapporto tra arte e design nei suoi diversi linguaggi. Un rapporto di dipendenza reciproca, alimentato da sensazioni contrastanti, sempre capace di generare opere uniche e visioni originali. Arte e Design si ritrovano sia nell’opera “Stivali Italia” di Cinzia Ruggeri, dove anche la moda diventa espressione compiuta, quanto negli scatti di Don Cunningham e Armin Linke con Vanessa Beecroft. Le immagini vengono illuminate dall’installazione pensata da Riccardo Paratore. “Complicated Lamp” si compone di 7 coppie di lampade FL/Y unite sul bordo ed allineate in modo da produrre un effetto ipnotico. Una riflessione sul tema del design disfunzionale che nega il fondamentale concetto di forma e funzione del design per diventare arte.

VII

Il principale tema trattato in questa stanza è quello della Sensualità che viene di volta in volta trascritto attraverso i prodotti Kartell. Le sedie Ero/S/ divengono le opere “Corpo” e “Bocca” della serie “Identità Violate” di Barnaba Fornasetti, il quale utilizza l’intera superficie della seduta come una tela. Arredi trasparenti che diventano mezzo espressivo anche nel lavoro di George Nuku, il quale, con la tecnica tradizionale Maori, incide le sedute Louis Ghost trasformandole nei volti di personaggi carichi di simbologie rendendo il policarbonato simile ad un cristallo molato. Labbra rosse sono invece l’interfaccia umana di “Ines. Veicolo pensante terminale” del 1986, una riflessione di Denis Santachiara sul rapporto tra l’uomo e le macchine intelligenti. Ines è un robot femmina irritabile e lunatica che controlla la casa nella quale abita e che, attraverso le sue provocanti labbra di donna, spiega al pubblico il suo ruolo e come, attraverso la propria voluttà, riesca a capovolgere il rapporto con il suo proprietario/padrone.

Sensualità e voyeurismo anche nella sezione fotografica presente in questa stanza dove alcuni tra maggiori esponenti di questa tecnica espressiva tra cui David LaChapelle, Helmut Newton e Jean-Baptiste Mondino, si confrontano con il tema del desiderio e del piacere attraverso la lente del design.

VIII

Da sempre l’arte si confronta con i nuovi materiali traendo da essi suggestioni e nuove forme di linguaggio ed espressione. Kartell che nel proprio DNA annovera la plastica ed il colore come principali elementi identificativi, utilizza queste due peculiarità per generare mescolanze di materiali e soluzioni, influenzando artisti e opere. Ne è un esempio la disordinata ricchezza cromatica e materica presente nei lavori del collettivo KAYA (Kerstin Brätsch e Debo Eilers) che inglobano le luci Kartell nelle proprie creazioni ricche di sovrapposizioni. Questa sezione, dedicata principalmente alla sperimentazione, ospita anche una performance di Beatrice Marchi. Loredana, l’avatar della stessa artista, ha chele di granchio in materiale plastico al posto delle mani, interagisce con il pubblico presente inducendolo a riflettere dialetticamente su concetti di differenza, alterità e sull’essere “altro”. Loredana per questa occasione indossa un outfit appositamente pensato per l’occasione e disegnato dalla stilista e costume designer Nelly Hoffmann. Nel percorso visivo di Davide Trabucco, aka Conformi, arte e design si mescolano con un taglio netto come a ricordare un ancestrale ritorno alle origini.

IX

Trovare nuove pratiche espressive, nuovi modi di colloquiare anche attraverso il materiale è ciò che Kartell nel 1970 ha sperimentato attraverso la creatività di Agenore Fabbri, creando una serie di multipli d’artista tra cui l’opera “Mani”, realizzata con tecniche di stampaggio e componenti plastici che da sempre competono all’azienda e il “Portaoggetti” da tavolo di Pio Manzù. Inoltre, nel 1972 partecipa alla mostra “Italy: the New Domestic Landscape” curata da Emilio Ambasz al MoMA di New York, realizzando i prototipi abitativi di Gae Aulenti, Marzo Zanuso e Richard Sapper, Ettore Sottsass. In quegli anni, il video diviene un luogo di ricerca lasciandoci così una traccia indelebile di quei progetti radicali ed innovativi attraverso performance che rimandano al teatro sperimentale di quegli anni. Sempre di Sottsass il progetto di sgabelli e vasi del 2004, realizzati in parte nel 2016 con l’avvento di tecnologie che hanno consentito di trasformare i prototipi in prodotto industriale. Qui trova la sua collocazione anche l’autoscatto di Gabriele Basilico dalla poetica solitudine. La stanza ospita l’opera in acciaio “This Mortal Coil” di Ron Arad che nel 1993 ha ispirato “Bookworm”, la prima libreria flessibile non in linea retta diventata prodotto simbolo e prova tangibile del sottile, persistente legame tra arte e design. Opera d’arte che diventa oggetto funzionale nella trasformazione materica, è stata riletta nella fotografia da alcuni grandi maestri come Karl Lagerfeld e Giovanni Gastel ma anche dall’artista spagnolo Javier Mariscal che la rappresenta in una sua illustrazione. Più intricata e intima la produzione di Ataru Sato, giovane artista giapponese.

X

Nel 1986 Mattel commissionò ad Andy Warhol il ritratto di Barbie consacrando definitivamente il concetto di POP. 23 anni dopo, Mattel e Kartell celebrarono nuovamente questo rapporto presentando in scala reale e ridotta gli arredi Kartell per la casa di Barbie. Il POP diviene quindi forma espressiva e d’arte che coinvolge musica, cinema, televisione, video, rete e tutti quei linguaggi nati o che sono andati modificandosi assieme alla società nel corso di questi ultimi 70 anni. Video clip di Lady Gaga, Carosello, Mickey Mouse, le poltroncine Mademoiselle di Philippe Starck o le Burgie in versione Rock di Lenny Kravitz e Pharrell Williams, i fumetti di Massimo Giacon, Tokidoki, la street art di Eaton Tristan, sono tutti accomunati dalla matrice Pop attraverso cui raccontare come l’azienda, i suoi prodotti e la sua identità, sia entrata ormai nell’immaginario collettivo. Francesco Vezzoli e Maurizio Cattelan posano con oggetti Kartell in situazioni domestiche più o meno costruite contribuendo a definirne la personalità o lo stato d’animo. Non ultimo il cinema, divenuto ormai una conclamata forma d’arte che frequentemente ha utilizzato oggetti Kartell per identificare il carattere dei propri personaggi o per enfatizzare sequenze e situazioni. Ne sono esempio palese ed universalmente conosciuto “La Grande Bellezza” o il “Diavolo veste Prada”.

XI

La luce quasi abbagliante che riporta al giorno ed alla fine del viaggio. La presenza dell’oro in due installazioni che convivono quasi in modo simbiotico. “Tra gli Alberi” è il titolo del lavoro commissionato da Kartell ad Arienti nel 2015 per la riapertura del Museo Kartell a Binasco. In perfetto equilibrio con l’opera di Sefano Arienti, e occupando lo spazio con una staticità quasi monolitica, le 40 sedute di Heimo Zobernig, hanno inglobato in questa tappa Maui e Nihau, due sedie disegnate per Kartell da Vico Magistretti. L’insieme di queste sedute impilabili, oggetti semplici accomunati dalla sola funzione, viene ricoperto di una abbagliante patina d’oro che ne stravolge il significato e la finalità d’uso. Chiude la mostra una video-installazione realizzata per l’occasione da Giovanni Gastel in cui viene rappresentato un video mix di prodotti che raccontano 70 anni di creatività.